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written, produced & directed by darthtess alle ore 20:49
giovedì, 30 aprile 2009



Carissimi,
è ora di chiudere i battenti, almeno per un po'.
Attraverso questo blog ho conosciuto persone davvero speciali, con le quali resterò sicuramente in contatto.
Per tutti gli altri, grazie e... Good morning, and in case I don't see ya, good afternoon, good evening, and good night!

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categoria : goodbye

written, produced & directed by darthtess alle ore 18:26
lunedì, 06 aprile 2009



Ci voleva un comico per dire finalmente le cose come stanno, perché ormai la satira è più giusta della politica e più obiettiva del giornalismo.
Fin dall'inizio della sua carriera, il comico americano Bill Maher ironizza sullo scottante argomento delle religioni: educato come cattolico, ma cresciuto in una famiglia 50% ebrea e 50% cattolica, a un certo punto inizia ad avere dei dubbi...E a trovare tutta la faccenda delle religioni un po' ridicola.



Nel documentario Religulous (credo che, nella traduzione italiana, il titolo sia diventato Religiolus), va direttamente alla fonte. Tocca tutti i luoghi sacri delle maggiori religioni moderne per interrogare, indagare e...sputtanare. Il tono è quello del documentario furbetto ma comunque vero ed efficace (alla Michael Moore, per intenderci). Non ci sono dubbi, inoltre, che sia un documentario col preciso scopo non di cercare risposte, ma di mettere in ridicolo i differenti Credo. Il tono satirico è comunque chiaro fin dall'inzio. Certo per i credenti può essere (anzi è) un film blasfemo e offensivo. Ma per chi, come me, trova tutta la storia delle religioni un po'...sì, ridicola, è un assoluto capolavoro.



Partendo dal presupposto I dont' Know, in fondo non viene stabilita una verità, ma se ne mettono in discussione molte che si autoproclamano come assolute, che sono responsabili di molti dei problemi del mondo. E credetemi, certi personaggi poi davvero meritano di essere presi per il culo.
Alla fine, la lezione è solo una (come dice sempre anche il mio professore di storia):
DUBITATE, SEMPRE!



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categoria : cinema, seri affari di stato, indagini sociologiche, someone said

written, produced & directed by darthtess alle ore 20:20
giovedì, 26 marzo 2009

...And when I say God, I mean Bruce Springsteen. Ma mai come questa volta!

Fresca fresca di iscrizione a Twitter (su consiglio di due saggi amici nonché a seguito di alcuni post dell'avanguardista socia), mi metto a cercare la marea di VIPS che pare spargere generosamente cazzi propri su tale social network. Dopo l'attimo di smarrimento nello scoprire che Barack Obama mi segue (secondo me ha il seguitore automatico), ecco il clou: God...cioè, Bruce Springsteen. Sì, è lui.

Presa da un attacco di fanatismo acuto, gli scrivo. E fin qui nessuna sorpresa. Ma poi lui rispondeeeee!!! Ecco la prova:



Ok, è proprio una frasetta soggetto+verbo+avverbio. Lo so, è una cagata in effetti. Ma... It made my day! :)))
Però la prossima volta che decido di farmi notare da lui, tolgo la foto da ubriacona...
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categoria : musica, vita privata, lieti eventi, grandi artisti, grandi uomini

written, produced & directed by darthtess alle ore 10:04
martedì, 24 marzo 2009

Ok, riconosco che in uno dei miei post potrei aver usato l'espressione "teenagers ninfomani". (Probabilmente parlando di Scamarcio, ma adesso non ho voglia di controllare).
Però... Non è che mi faccia tanto piacere che gente che inserisce "teenagers ninfomani" su google, finisca nell'angolino dei cazzi miei, eh!
Devo stare più attenta a quello che scrivo...
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categoria : tutto ciò è grottesco

written, produced & directed by darthtess alle ore 20:51
martedì, 17 marzo 2009



Clint Eastwood è straordinario. Non solo perché è veramente un grande artista, ma anche perché sul suo volto ci si legge una vita, un mondo intero.




In Gran Torino si legge tutto in quello che una volta era "Il Ghigno", e adesso è una smorfia di disapprovazione, di disgusto. Walter Kowalsky non ha più niente, a parte il suo cane e la sua amata Gran Torino del '72: la moglie è appena morta, i figli non lo sopportano (e la cosa è reciproca) e vive pure in un quartiere che negli ultimi anni è diventato il principale centro suburbano della comunità hmong. Proprio lui, reduce -razzista- della guerra di Corea. Quando una banda di gangsters locali inizia a infastidire i giovani vicini di casa, Walt interviene, ma per difendere la sua proprietà. Ma, senza accorgersene, in quel momento Walt apre uno spiraglio, che piano piano di allargherà per far entrare la fiducia, l'amicizia, la speranza, la vita... Tutto quello che lui e sembrava non riuscire più a trovare.
Perché in realtà, rispetto alla vita, era sempre stato lui "l'altro", il "diverso".
Gran Torino è veramente un gran film, dai temi scottanti ma mai affrontati con inutile retorica o moralismo. E' un film tenero, senza mai scadere nello sdolcinato. E' ironico, senza mai cadere nel banale. E' forte, profondo e sincero. Tutto questo nelle pieghe ruvide di quel volto.



PS: il finale è bestiale.


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categoria : cinema, grandi artisti, grandi uomini

written, produced & directed by darthtess alle ore 14:09
sabato, 07 marzo 2009



Randy "The Ram" Robinson, star del wrestling anni '80,  è ora in cerca di riscatto.
Riscatto nella sua professione, ma soprattutto nella sua vita, una vita che sembra non avere più valore, non avere più scopo... Non avere più amore, se non solo per il wrestling. Randy è un uomo solo, persino il suo corpo, essenziale per la sua professione, sembra ora volerlo abbandonare. E' un uomo in caduta libera ormai, che tenta di rialzarsi appoggiandosi ad un (almeno temporaneo) recuperato rapporto con la figlia e alla "relazione" con la spogliarellista Cassidy, in fondo tanto simile a lui.
The Ram lotta sul ring, ma soprattutto nella vita, dove rialzarsi non è così semplice. E almeno sul ring arrivano gli applausi della folla, almeno sul ring lui puo' sentirsi appagato, ammirato, amato.



E' proprio sull'anima del lottatore che punta i riflettori il regista Darren Aroofsky: con una regia/fotografia artigianale, sporca, "reale", insegue letteralemente il personaggio, con continue inquadrature che rincorrono The Ram, come quelle che accompagnano i campioni del wrestling sul ring. Perché lui è così, ogni volta che va in scena nella vita, lui deve lottare. Lui è sempre un wrestler.



Questo film avrebbe dovuto vincere tutto agli Oscar, non ci sono milionari o Benjamin Button che tengano: è il miglior film dell'anno, la sua è la miglior regia dell'anno, l'interpretazione eccezionale di Mickey Rourke è la migliore dell'anno così come quella della straordinaria Marisa Tomei, la sceneggiatura, la fotografia... E poi la canzone di Bruce Springsteen è la migliore dell'anno. Una splendida ballata, come una splendida ballata è il film.
Tutto, in The Wrestler, è perfetto.
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categoria : cinema, grandi artisti

written, produced & directed by darthtess alle ore 20:16
domenica, 22 febbraio 2009

La scorsa notte torno a casa dopo una sabato sera tranquillo, rilassante e rigenerante.
Durante la serata Chiara ha l'accortezza di mandarmi coloriti sms in cui mi ricorda che LUI, sul palco dell'Ariston, fa la sua porca figura.
Dicevo, torno a casa tutto sommato presto e accendo la tv nella speranza di vederlo.
Accendo, e invece ti trovo Marco Carta che canta. Per un attimo riesco persino ad autoconvincermi che stia cantando a quell'ora, con tutto il palco ricoperto di fiori e di coriandoli, perché hanno proclamato il vincitore, lui è ovviamente arrivato ultimo e lo hanno lasciato cantare per pena.
L'autoconvincimento dura poco.
Paolo Bonolis gli porta il premio. Poi chiama a sè Luca Laurenti e... LUI.
Io lo intravedo e quelli continuano ad inquadrare Marco Carta.
Poi spengo, ma ormai Carta mi è rimasto pesante.
Questa mattina riaccendo la tv nella speranza che quello che ho visto la scorsa notte fosse solo frutto dei fumi dell'alcool, che tra l'altro ieri sera non ho ingerito perché dovevo guidare (pubblicità progresso).
Invece no.
Peggio.
Questa mattina scopro anche che sul podio ci sono pure Povia e il Simil-Giggi D'alessio...


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categoria :

written, produced & directed by darthtess alle ore 12:03
sabato, 21 febbraio 2009

"...Can't see nothin' in front of me
Can't see nothin' coming up behind
I make my way through this darkness
I can't feel nothing but this chain that binds me
Lost track of how far I've gone
How far I've gone, how high I've climbed
On my back's a sixty pound stone
On my shoulder a half mile line..."

THE RISING - Bruce Springsteen
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categoria : musica, scazzo, someone said

written, produced & directed by darthtess alle ore 20:11
giovedì, 12 febbraio 2009

Ho aspettato un po' per scrivere questo post perché volevo "digerire" un attimo tutto quello che è stato il bombardamento mediatico di questi giorni. Ho aspettato, ma il responso non è cambiato.
Lo schifo e la vergogna sono ancora ai massimi livelli.
Vivo in un paese che di civile ha ben poco e dove il libero arbitrio si ferma quando iniziano gli interessi di potere. Dove la coscienza individuale sta perdendo ogni libertà e legittimazione.
Dove la Storia viene strumentalizzata, e rinnegata per un uso pubblico manipolatorio.
Un paese in cui, a 23 anni, non so dove guardare: indietro non si torna, il presente -appunto- è solo schifo e vergogna e il futuro non c'è.
La speranza è solo un significante di cui mi sembra di aver perso per strada il significato.
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categoria : scazzo, seri affari di stato

written, produced & directed by darthtess alle ore 21:11
mercoledì, 04 febbraio 2009

Ne parlavo proprio la settimana scorsa la mia cinemate preferita: quest'anno non mi era ancora successo di vedere un film che mi soddisfasse completamente. Ma, finalmente, l'ho trovato.



Tratto dall'omonimo romanzo di Yates (che non ho letto, quindi non ho termini di confronto), Revolutionary Road è un film formalmente prefetto. Così come è formalmente perfetta la vita dei protagonisti, così come è formalmente perfetto il loro quartiere, così com'era formalmente perfetta la famiglia di America Beauty (il regista infatti è lo stesso, Sam Mendes).
Ed è solo da una tale perfezione formale che puo derivare uno sconvolgimento nel vedere oltre la facciata, nel guardare più da vicino. E' il contrasto con quello che c'è sotto che conta, l'inganno di una facciata felice e patinata. Kate Winslet è superba, mostruosa, non c'è nemmeno bisogno di dirlo. Ma se qualcuno ha ancora il coraggio di criticare Leonardo Di Caprio perché una volta era un bel ragazzino da poster, allora dovrebbe cercare di liberarsi un attimo dalla puzza sotto al naso. Perché qui Leo è davvero spiazzante, intenso (non che sia una novità per me, io l'ho sempre sostenuto).



Detto questo, Revolutionary Road non riesco più a staccarmelo di dosso, a farmelo uscire dalla testa. E' stato un pugno nello stomaco. Come mi era successo per The Hours ogni parola era una pugnalata, ogni sguardo uno specchio.




Quella tristezza che nonostante tutto, nonostante i tentativi e la voglia di cambiare non se ne va, mai.
Quelle facciate così rassicuranti in cui ci si nasconde ma da cui, allo stesso tempo, si vorrebbe fuggire.
Quella mancanza di senso in ogni gesto, in ogni cosa, in ogni giorno.
Quel lasciare che la vita vada avanti così, fingendo la speranza che qualcosa succederà.
Quella voglia di cambiamento che non è un capriccio, ma un'esigenza profonda.
E nessuno capisce, nessuno...Se non un pazzo.



"Hopeless emptiness. Now you've said it. Plenty of people are onto the emptiness, but it takes real guts to see the hopelessness"

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categoria : cinema, scazzo, grandi artisti